In questa società sempre più virtuale e adrenalinica sapremo essere la comunità di cui abbiamo bisogno per vivere?

Come i mammiferi, sistema nervoso.. il nostro corpo in salute si muove nell’alternanza tra stati di calma e stati di allerta in cui si prepara per rispondere alla minaccia per poi tornare a uno stato di calma e rigenerazione. Noi umani, non sempre portiamo a compimento l’intero processo, poiché la potente neocorteccia, attraverso il ragionamento, inibisce gli impulsi a favore di condizionamenti socioculturali, lasciando queste risposte difensive spesso incomplete.
Per uscire da questo empasse, non basta un cambio di mentalità, né la sola volontà. Affinché l’energia vitale sino ad allora bloccata possa tornare in circolo nell’organismo è necessario recuperare quegli impulsi per completare la risposta difensiva. Questo permette di ritrovare fiducia nelle relazioni e riorientarsi nello spazio con una percezione nuova e nuovi significati.
Cambierà così dal profondo la maniera di guardare a se stessi, agli altri, alla terra, alla vita. Non dobbiamo cambiare, ma essere pienamente ciò che siamo. Noi stessi, pienamente mammiferi, meravigliosamente umani. Prenderci cura dell’Altro con gioia e amore cosi da poter creare qualcosa che affermi pienamente la vita.
I mammiferi animali, non avendo una neocorteccia così sviluppata, hanno la capacità di completare istintivamente le risposte difensive rimaste in prima battuta incomplete per continuare la vita. Per noi umani la questione è più complicata.
Spesso ce la raccontiamo cosi tanto che non ci rendiamo neanche conto di essere feriti, anche perché siamo soggetti a condizionamenti talmente radicati che non conosciamo altro modo. Il corpo sente ma noi non sappiamo di essere all’interno di un trauma collettivo: una comunità orfana, una comunità di individui separati precocemente dalla propria madre, cresciuti senza che fossero soddisfatti i bisogni basilari al completamento della propria formazione.
Trauma collettivo: questo è normale, ma non è cosi.
Nascere non è di per se un trauma, ma lo è nelle condizioni attuali – risposte bloccate.
L’obbedienza passa per l’inibizione dell’istinto, la repressione degli impulsi del cervello arcaico, l’inibizione di uno stato di coscienza nel quotidiano, la difficoltà a liberarci dal controllo della neocorteccia. Da adulti, ancora cercando ciò che non abbiamo avuto (il contatto, l’essere visti e accolti per quello che si è, l’essere riconosciuti e amati come persone di valore, la coregolazione del sistema nervoso per poter muoversi con abilità tra stati di attivazione e riposo, ..). Continuamente insicuri, abbiamo difficoltà a stabilire autentiche e libere connessioni sociali, poiché colmi di rabbia, risentimento, allerta o sottomissione all’autorità, rispecchiando le dinamiche della relazione con la nostra madre. lamento (chino la testa rassegnata e mi faccio in un angolo, senza difendere i miei confini, le mie esigenze, esprimere pienamente me stessa in società).
Avevamo solo bisogno di un contesto sicuro in cui nascere, crescere e svilupparci. La vicinanza con il corpo di nostra madre. Poi è vero, sopravviviamo, siamo sufficientemente sani.
Non siamo però in grado di costruire una comunità armoniosa e vitale, che bagna nell’amore e nel piacere, che gode della vita.
Cosa possiamo fare. Assumerci la nostra responsabilità personale e prenderci cura di noi e degli altri, proteggere la nascita e il primo periodo della vita da tutti i condizionamenti culturali che vedono le interferenze con la fisiologia e la predominanza della neocorteccia.
Difendiamo la nostra integrità e sosteniamoci a vicenda, come un vero branco, fertilizziamo terreno sociale solidale, seguiamo gli impulsi alla disobbedienza come forma di resistenza, tessiamo i legami sociali in forme collaborative e collettive ancora inedite, creiamo spazi sicuri in cui crescere e divertirci, immaginiamo possibilità altre. A partire da ciò che c’è, creiamo le migliori condizioni possibili per ritornare a essere protagonisti della nostra vita. Privilegiando l’ossitocina anziché l’adrenalina nel nostro sangue, nelle strade che percorriamo, nei percorsi di crescita che scegliamo di intraprendere.
Assaporiamo la vita, sentiamone il gusto.
